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Heel in a Cell Nel mondo del wrestling esistono decine e decine (se non centinaia) di stipulazioni per un incontro. Alcune, grazie alla bellezza di alcuni match che hanno fatto la storia del nostro sport entertainment preferito, sono entrate nell'immaginario collettivo di qualsiasi fan della WWE; basti pensare al "ladder match", al "TLC match", all' "I quit match", al "Casket match". Ma, nonostante la molteplicità di stipulazioni diverse, ce n'è soltanto una che ci fa venire in mente la fine, il punto di arrivo delle rivalità che hanno fatto la storia del wrestling: l’HELL IN A CELL. Ogni volta che, prima del match, vediamo la gabbia che, lentamente, scende fino a ricoprire l’intero ring, a ognuno di noi, almeno una volta, è venuta la pelle d’oca, con la ceretezza di assistere, nei minuti a venire, a una battaglia epica. In questo speciale analizzeremo tutti i feud che portarono all’utilizzo di questa stipulazione in PPV, commentando anche la qualità della sfida.
Tutto iniziò a Summerslam ’97 quando, durante il main event della serata, che vedeva opposti Bret Hart e Undertaker con in palio la cintura WWE, l’arbitro speciale della contesa, Shawn Michaels, colpì accidentalmente Undertaker con una sedia, regalando la vittoria a Bret, suo nemico di sempre. Questi fatti portarono a un match tra HBK e il becchino che si disputò nel PPV Grund Zero. L’incontro fu’ caratterizzato da una lunga serie di scorrettezze, arbitri KO e ogni tipo di interferenze che portarono l’arbitro a sancire il No – Contest. Questo richiese, nel rematch, l’uso di una particolare struttura, che impedisse ai due wrestler di uscire, e agli altri wrestler di entrare: l’HELL IN A CELL. Questo match, disputatosi a Bad Blodd ’97, è da considerarsi uno dei match più belli nella storia della WWE, dato che i due wrestler offrirono al pubblico una prova pressochè perfetta e la costruzione di alcune parti del match fu’ qualcosa di geniale (per esempio il cameraman messo KO, che servì come espediente per far combattere i due atleti anche al di fuori della gabbia e addirittura sul tetto). L’incontro fu’ molto duro e violento, soprattutto per Michaels, che concluse la sua prova in una maschera di sangue e si infortunò alla schiena durante il volo sul tavolo dei commentatori. Anche il finale fu’ degno di nota, in quanto fu’ caratterizzato dall’esordio di Kane, fratello di Undertaker, che stese quest’ultimo con una tombstone, regalando la vittoria a Michaels. Nonostante questo match sia considerato tra i migliori di tutti i tempi, non è quello più rappresentativo di questa stipulazione, nè tanto meno è da considerarsi uno di quegli incontri che hanno fatto la storia del wrestling. Per avere tra le mani un match con queste caratteristiche dobbiamo aspettare quasi un anno, precisamente fino a King of the Ring ’98....
Infatti in concomitanza di quel PPV, Undertaker e Mankind entrarono nuovamente in colisione, dopo il feud che monopolizzò l’attenzione dei fan tra il 1996 e il 1997. Infatti, nella puntata di Raw is War antecedente il PPV Over the Edge, il becchino ebbe la possibilità di guadagnare una title shot per la massima cintura detenuta da Steve Austin, opposto a un match contro suo fratello Kane. L’interferenza di Mankind in favore di Kane però, costò a Taker la possibilità di affrontare il campione WWE. Questi fatti portarono a un incontro a King of the ring, e fu’ scelto proprio l’hell in a cell per metter fine alla loro rivalità che durava ormai da due anni. In quello show si assistette al match più incredibile della WWE, match che rese Mick Foley una leggenda. I due voli dal tetto della gabbia di quest’ultimo e la chokeslam finale sulle puntine da disegno consegnarono questo incontro alla storia. Vedendo questa contesa, sembra di assistere a una vera e propria battaglia, nella quale i due contendenti cercano di prevalere l’uno sull’altro causando più danni possibili al proprio avversario. L’epicità e l’intensita che perdurarono per tutti i venti minuti di match sono qualcosa di indescrivibile, e soltanto riguardando l’incontro si possono assaporare tutte le emozioni che esso è riuscito a regalarci. Ad aggiudicarsi la contesa fu Undertaker, ma il vincitore morale fu sicuramente Foley, che, dopo questo match, da molti viene considerato un “mito”. Aggiungendo che il becchino combattè con un piede fratturato, non si puo’ far altro che applaudire e inchinarsi dinnanzi alla professionalità che i due wrestler ci hanno regalato con questo incontro.
A questo incontro seguì un hell in a cell mediocre a Wrestlemania XV tra Undertaker e Big Bossman, a conclusione del loro corto e pessimo feud, che rischiò di sminuire il prestigio di questa stipulazione. Per fortuna non fu’ così, dato che un anno dopo, a No Way Out 2000, si assistette a un incontro nella gabbia all’altezza dei suoi primi due predecessori....
In quel periodo la WWE era monopolizzata dal cosidetto “regime McMahon – Helmsley”, iniziato dopo Armageddon ’99 che vide la conquista del titolo del mondo da parte di Triple H, durante il quale il duo Hunter – Stephanie faceva il buono e cattivo tempo all’interno della federazione. Uno dei più strenui oppositori a questa dittatura fu’ Mankind che, durante un’intervista, esternò tutto il disprezzo nei confronti dei due.In seguito a questo Foley venne allontanato dalla federazione, per poi essere riammesso poco dopo grazie al suo amico The Rock. Questi fatti portarono a un bellissimo match tra i 2 disputatosi alla Royal Rumble, con Foley che abbandonò la gimnick di Mankind e ritornò a quella di Cactus Jack, e che vide uscirne vincitore HHH. Ma la rivalità non finì qui, dato che nelle setttimane successive Foley riuscì a strappare a Hunter l’opportunità di sfidarlo a No Way Out in un Hell in a Cell, a una condizione: se Mick avesse perso il match, si sarebbe dovuto ritirare dal mondo del wrestling. L’incontro fu’ assolutamente straordinario, all’altezza dei primi due Hell in a Cell. Cactus Jack fece come al solito una brillantissima prestazione, rendendosi protagonista ancora una volta di due spettacolari voli dalla gabbia che, pur essendo meno pericolosi dei due fatti a King of the Ring, hanno infiammato comunque il pubblico presente nell’arena. Il momento più emozionante fu’ sicuramente quando Foley si impossessò del 2x4 avvolto nel filo spinato (a cui successivamente diede addirittura fuoco), che ricordò ai fan gli anni in cui combatteva in Giappone e in ECW. Eccellente anche la prova di HHH, che in quel momento , in quanto a prestazioni sul ring, stava vivendo un periodo d’oro. Fu’ proprio quest’ultimo ad aggiudicarsi la contesa, grazie a un pedigree su un Foley ancora stordito per lo spaventoso volo dal tetto della gabbia.
Nell stesso anno fu indetto un altro hell in a cell nel PPV Armageddon 2000. Questa volta però a darsi battaglia furono ben 6 wrestlers: Triple H, Austin, The Rock, Rikishi, Undertaker e il campione in carica Kurt Angle. Tutti e cinque gli sfidanti desideravano la cintura e alcuni di loro avevano un vero e proprio conto in sospeso con l’eroe olimpico (per esempio Undertaker che aveva perso nel PPV precedente contro lo stesso Angle, oppure The Rock che perse la cintura proprio da lui). Il match fu’ sancito da Mick Foley (a quel tempo commissioner WWE) che approvò la disputa di questo incontro, nonostante la strenua oposizione di Vince McMahon, che non voleva perdere alcuni dei suoi uomini migliori, vista la pericolosità di questa stipulazione. Lo stesso Vince arrivò a interferire durante il match con un camion per tirare via la cell, ma il tentativo non andò a buon fine. Nonostante l’idea di avere molti wrestler nella gabbia appaia molto valida e sinonimo di spettacolo, in realtà rappresenta un passo indietro rispetto ai vecchi hell in a cell. L’azione è troppo caotica ed è impossibile siuscire a seguire tutto cio’ che succede all’interno e all’sterno del ring. Il tutto quindi sembra quasi avere la parvenza di una rissa piuttosto che di un incontro di wrestling; per fortuna però i momenti interessanti non sono mancati: il già citato arrivo di Vince a bordo di un camion, lo spaventoso volo di Rikishi dal tetto della gabbia sul tir ad opera di Undertaker e, soprattutto, la coinvolgente parte finale, dove ogni wrestler va vicinissimo alla vittoria, vittoria che si aggiudica Kurt Angle, il quale si riconferma campione e aggiunge una prestigiosa vittoria ai suoi successi. In definitiva ci troviamo di fronte a un match sicuramente interessante, ma che le difficoltà di “booking” dovute al sovraffollamento della gabbia inficiano sulla qualità del match. In futuro non fu più fatto un esperimento di questo genere, e tutti gli hell in a cell successivi tornarono giustamente a essere disputati tra due lottatori con accesissime rivalità; come ad esempio un anno e mezzo dopo, a Judgement Day 2002...
Nelle settimane precedenti al PPV infatti entrarono in collisione due personalità forti come HHH e Jericho. Hunter aveva appena perso la cintura massima da Hogan, mentre Y2J aveva un conto in sospeso con entrambi, dato che non trovava giusto che fosse stato l’Hulkster ad ottenere una title shot a Backlash, ritenendosi più meritevole e avendo bisogno di una rivincita dopo che HHH lo battè a Wrestlemania diventando Undisputed Champion. Intanto HHH era impegnato in una accesa faida con Vince McMahon. Fu proprio quest’ultimo a sancire l’hell in a cell da disputarsi a Judgement Day tra Jericho (uno dei suoi uomini più fidati) e Hunter, dopo che The Game, durante una puntata di Smackdown, entro sul ring durante un tag team match e massacrò tutti i partecipanti all’incontro con il suo martellone, sfogo dovuto al fatto che poco prima venne attaccato dai wrestlers alleati con Vince (tra cui lo stesso Jericho che lo tenne per circa 5 minuti nella Walls of Jericho) e subito dopo perse un match contro D – Von per interferenza dello stesso Y2J. L’incontro di JD fu combattuto molto bene da entrambi i wrestlers e la sfida risultò, per tutta la sua durata, davvero coinvolgente. L’ampio uso di armi (tra cui una scala) hanno fatto si che l’inensità del match risultasse sempre a livelli molto alti, grazie anche a un triple H che riuscì di nuovo a stupire il pubblico con un’altra buonissima prestazione e per l’ennesimo, spaventoso, blade job. Purtroppo però la mancanza del “volo” dalla gabbia, che tutti si aspettavano e che tanto ha caratterizzato questa stipulazione, lasciò l’amaro in bocca al pubblico (presente e non), che aspettava con trepidazione il caratteristico high spot. Un altro difetto (se così si puo’ chiamare) di questo incontro sta ne fatto che non è stata introdotta nessuna novità rispetto ai precedenti hell in a cell (se si esclude il pin vincente sul tetto della gabbia) e, in molti frangenti, è sembrato che si cercasse di “copiare” le sfide precedenti (per esempio l’infortunio dell’arbitro che fu un pretesto per aprire la gabbia e spostare la contesa all’esterno, come avvenne in HBK vs. Undertaker). Nonostante questo si puo’ dire che, pur non essendo un classico come i primi due, questo incontro si puo’ considerare uno dei migliori hell in a cell, grazie soprattutto all’ottimo stato di forma dei due contendenti.
L’hell in a cell fu anche un trampolino per consacrare definitivamente una giovane promessa del business, che grazie a quiell’incontro vide spalancarsi molte porte piene zeppe di occasioni davanti a lui ma che, per via forse della sua ottusaggine, non riuscì a coglierle tutte. Quella giovane promessa era Brock Lesnar. Infatti, subito dopo essere diventato il campione più giovane nella storia della WWE battendo The Rock a Summerslam, Lesnar fu da subito coivolto in un feud con The Undertaker, diventato number one contender aggiudicandosi un torneo a eliminazione disputatosi nello Smackdown antecedente Summerslam. All’interno della rivalità tra i 2 venne coinvolta anche Sara, la moglie di Taker, in quel periodo in dolce attesa di un bambino, che veniva perseguitata da Lesnar e dal suo fido manager Paul Heyman. Questi fatti potarono a un match tra i 2 disputatosi ad Unforgiven, incontro che terminò con una doppia squalifica. Ma la loro rivalità era ben lungi dal terminare, anche perchè nelle puntate successive al PPV Lesnar infortunò seriamente Taker ad una mano. A quel punto Stephanie McMahon (al tempo General Manager di Smackdown), visto l’odio tra i due, decise che essi si sarebbero affrontati a No Mercy in un hell in a cell. Il match fu assolutamente strepitoso, e cambiò lo standard degli hell in a cell. Infatti da quel momento venne prediletta una contesa combattuta esclusivamente all’interno della gabbia ma con un’intensità e una violenza a livelli altissimi, piuttosto che creare l’hype solamente per un possibile big bump dal tetto della gabbia. Guardando il risultato finale, si puo’ dire che la nuova chiave di lettura sia davvero riuscita a coinvolgere ugualmente il pubblico, in quanto i due offrirono una prova formidabile. Taker vendette molto bene l’infortunio alla mano (combattè con un’infilatrazione) e si rese protagonista del più spaventoso blade job di sempre sino a quel momento. Lesnar non fu da meno e seppe sin da subito adattarsi alla perfezione allo stile brawl della sfida, interagendo ottimamente sia con la cella che con il suo avversario. I ripetuti colpi da parte di Brock alla mano infortunata del becchino, e la quantità enorme di sangue versato da quest’ultimo, fanno si che il match prenda le sembianze di una battaglia epica tra due avversari che si odiano davvero. I continui rovesciamenti di fronte resero la sfida incertissima fino alla fine e il gesto tecnico che portò alla vittoria di Lesnar, in cui the next big thing rovesciò una tombstone in una F5, consacrò the next big thing come futura stella del wrestling business.
2003: nuovo anno e nuovo hell in a cell. Ad affrontarsi questa volta sarebbero stati Triple H e Kevin Nash il quale tornò nella puntata di raw post-Wrestlemania X9 dopo una assenza di 9 mesi dovuta ad un infortunio. Al suo ritorno però trovò i 2 suoi migliori amici (Shawn Michaels e Triple H) coinvolti in una accesissima rivalità. Big Daddy Cool cercò dapprima di placare i 2 animi, ma quando vide che non c’era verso di far andare d’accordo i 2 e vedendo le azioni deplorevoli di The Game, non indugiò nello schierarsi dalla parte di HBK. Da qui nacque l’accesa rivalità tra Nash e Hunter che portò a un match (inguardabile) valido per il WHC a Judgement Day 2003, che finì con la vittoria per squalifica di Nash, il quale però non riuscì a strappare la cintura dalle mani di Triple H. A seguito del finale controverso del match (Hunter si fece squalificare apposta colpendo l’arbitro con lo sledgehammer), Steve Austin, in veste di co-General Manager di Raw, decise che i 2 contendenti si sarebbero affrontati a Bad Blood in un hell in a cell e che l’arbitro d’eccezione di quel match sarebbe stato colui che ha reso unica questa stipulazione: Mick Foley. Si arrivò al PPV con delle aspettative per l’incontro molto basse, dato che entrambi i wrestlers non erano nelle migliori condizioni ma, visto il risultato finale, si puo’ dire che ci si puo’ ritenere abbastanza soddisfatti. Infatti, anche se il match fu’ molto statico, bisogna dire che l’intensità e la brutalità dell’azione si sono attestate su livelli abbastanza alti. Date la forma pessima sia di Nash che di Triple H, si decise di mettere su un incontro totalmente brawler, facendo uso di moltissimi oggetti (una sedia, un martello, lo sledgehammer, una mazza spinata, i gradoni d’acciaio, un cacciavite e una scatola di legno) per mascherare l’attuale pochezza atletica dei 2 contendenti. Se il match non risulta insufficiente, oltre ai motivi già citati, è anche grazie alla presenza di Foley, autore dell’unico high spot presente nel match e protagonista di uno dei momenti più coinvolgenti della sfida: The Game lo colpisce con una sedia scatenando la reazione dello special referee, il quale intrappola Hunter nella Mandible Claw accompagnato da un pubblico in delirio. La vittoria se l’aggiudica Trpile H, vittoria accolta freddamente dal pubblico presente nell’arena, anche perchè il risultato era scontato fin dall’inizio.
Finita la rivalità con Nash, e dopo essersi sbarazzato di Goldberg, Hunter potè riprendere una delle rivalità più lunghe e più importanti degli ultimi tempi, che monopolizzò l’attenzione dei fans per 2 anni: quella con Shawn Michaels. Infatti, dopo un fantastico feud che, nel 2002, portò a due grandi classici che hanno fatto la storia del business ( a Summerslam e ad Armageddon), riaffiorò l’odio tra i due. Infatti HBK, dopo aver battuto Batista ad Armageddon 2003 e, nei mesi precedenti, anche Orton e Flair, riuscì ad ottenere una title shot al titolo massimo nell’ultima puntata del 2003 di raw, titolo detenuto dal leader dell’Evolution: Triple H. Il match si concluse con il pin vincente di HBK ma, mentre quest’ultimo stava festeggiando in mezzo al ring, Eric Bishoff lo interrompe dicendo che, al momento del conteggio, anche Shawn aveva le spalle a terra, e quindi la vittoria non era valida. Dopo questo screwjob Michaels colpisce Bishoff, che lo licenzia. Ma Austin, ancora Co-GM dello show rosso, riassume the Showstopper e gli garantisce un rematch contro Triple H in un Last man Standing Match, da disputarsi alla Royal Rumble. Mentre l’incontro tra i 2 termina in pareggio, Chris Benoit vince la rissa reale, diventando il n° 1 contender al titolo, e decide di sfidare The Game per il WHC. Quindi, dato che i conti tra Triple H e Michaels erano ben lungi dal concludersi, si assistette a un feud a 3 (forse il miglior feud del 2004), che portò a 2 fantastici match nei 2 PPV successivi (Wrestlemania XX e Backlash 2004), che videro trionfare il Canadian Crippler. Da quel momento, il feud per il WHC passò in secondo piano. Quello che catalizzò l’attenzione dei fans fu’ lo scontro tra Tiriple H e Shawn Michaels. Infatti nelle puntate successive di raw il loro odio reciproco continuò ad aumentare, con Hunter che costò a HBK il titolo mondiale e The Showstopper che fece perdere il posto di n°1 contender a The Game. Quindi, dopo l’ennesima rissa tra i 2, Eric Bishoff decise di sancire un match per Bad Blood 2004 che mettesse fine una volta per tutte alla loro rivalità: A questo scopo, venne deciso che l’incontro sarebbe stato un hell in a cell. L’attesa per que match fu’ spasmodica, vista la rivalità storica che lo caratterizzava, e tutti si aspettavano il grande classico che si sarebbe ricordato per sempre. Purtroppo le attese non furono rispettate completamente. Infatti, sebbene i due atleti abbiano lottato in maniera ineccepibile (dal miglior wrestler e dal miglior worker della federazione si puo’ aspettare solo questo), una certa ripetitività nell’azione e l’eccessiva durata del match (47 minuti sono davvero troppi) hanno minato la qualità finale dell’incontro. Infatti il ritmo risulta troppo frammentario, con momenti coinvolgenti (uno su tutti ilo flying elbow di HBK da una scala su HHH sdraiato su un tavolo) inframezzati da lunghe pause per poter riprendere fiato. Fosse durato 15 minuti in meno, sarebbe stato un match sicuramente meno noioso e un possibile capolavoro, anche se avrebbe perso un po’ della sua “epicità”. Hunter fu’ protagonista dell’ennesimo spaventoso blade job, di ottimi bumps (ottimo l’armdrag subito da dentro a fuori ring) e dell’ennesima vittoria, consacrandosi il re di questa stipulazione, non essendo mai stato battuto in match one vs. one dentro la gabbia.
L’ultimo hell in a cell disputato, come molti sapranno, è quello tra Batista e HHH, feud che ha sancito la morte della più grande stable degli ultimi 2 anni: l’Evolution. Fin dalla sua nascita, l’Evolution (formata da Orton, Batista, Triple H e Ric Flair), ha monopolizzato il roster di raw, arrivando anche a conquistare tutte le cinture dello show in una sola sera, nel PPV Armageddon 2003, rinominato “the night of the Evolution”. Con il turn face di Orton a Summerslam dopo la conquista del massimo alloro la stable, nonostante fosse formata da solo 3 elementi, continuò ad esercitare una sorta di egemonia a raw e il loro leader HHH riconquistò a breve il WHC. I veri problemi dell’Evolution nacquero vero la fine del 2004, quando si notarono dei piccoli segni di insofferenza da parte di Batista verso il suo “capo”, dovuti per la maggior parte alla voglia di emergere dell’animale e di uscire dall’ombra di Hunter. I primi che si accorsero di questo furono i fans, che lo acclamavano ad ogni sua apparizione, anche se quest’ultimo era a tutti gli effetti un “heel”. Dopo aver vinto la Royal Rumble, Batista potè decidere quale campione sfidare, se JBL (l’attuale campione di smackdown) o il suo maestro Hunter. Quest’ultimo, fiutato il pericolo di un possibile scontro con l’allievo, cercò in tutti i modi di fargli sfidare il bovaro, ricorrendo anche a un’abile messinscena volta a far credere a Batista che JBL lo volesse investire con la sua limousine. Accortosi dell’inganno però, l’animale non indugiò a sfidare Triple H a Wrestlemania XXI e, come successe in molti casi, l’allievo superò il maestro. L’animale ebbe la meglio anche nella rivincita a Backlash, la quale mandò su tutte le furie Triple H, che disse di essere stato letteralmente “fregato” per colpa di un arbitro, KO in quel momento, che non potè contare in suo favore. Nella puntata di raw del 23 maggio 2005, Batista si trovò a difendere il suo titolo contro Edge, guadagnatosi la title shot avendo vinto il Gold Rush Tournament. Alla fine del match, vinto da Batista, arrivò Triple H che, con il suo fido martellone, massacrò l’animale e gli lanciò la sfida per il PPV Vengeance: Hell in a Cell per il titolo mondiale! Il capitolo finale di questo lungo feud risulta il miglior match dei tre, rivelandosi coinvolgente per tutta la sua durata. Hunter fu davvero molto abile nel guidare a una ottima prova Batista, che (come dimostrato nella prova successiva contro JBL) pecca un po’ di inesperienza nel ruolo di main eventer. Come ogni hell in a cell che si rispetti il sangue è sgorgato in grandi quantità dalle fronti di entrambi gli atleti. Nonostante l’ottima prova dei due, la gabbia non è stata sfruttata al meglio, e il match è sembrato più un incontro hardcore dnetro una gabbia piuttosto che un hell in a cell (come successe anche nel match sopracitato Nash vs. Triple H), che comunque è risultato molto interessante nell’uso delle armi (degno di nota l’utilizzo di una sedia avvolta nel filo spinato, segno che il PPV è stao fatto subito dopo ECW One Night Stand...). Purtroppo l’intensità è leggermente calata durante la parte centrale dell’incontro, facendo risultare l’azione un po’ ripetitiva; per fortuna però si assiste ad una parte finale davvero coinvolgente, dall’esito incertissimo. Da antologia lo spot finale, con Triple H che afferra il martello metre l’animale applica la Batista – Bomb, ma non riesce a colpire il suo ex allievo, che conquistando questa prestigiosa vittoria e mettendo fine all’imbattibilità di Hunter negli hell in a cell, viene lanciato completamente tra le stelle della WWE.
Ecco la mia personalissima classifica, dal migliore al peggiore hell in a cell:
1) Undertaker vs. Shawn Michaels 2) Undertaker vs. Mankind 3) HHH vs. Cactus Jack 4) HHH vs. Jericho 5) Lesnar vs. Undertaker 6) Batista vs. HHH 7) HHH vs. Shawn Michaels 8) HHH vs. Kevin Nash 9) Undertaker vs. HHH vs. Austin vs. Angle vs. The Rock vs. Rikishi 10) Undertaker vs. Big Bossman
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